03. El Masseso: grammatica

Dialetto massese

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera ( fonti ancora in via di verifica e comunque
sicuramente incomplete)

Il dialetto massese (el masseso) è una variante di tipo cisappenninico della lingua emiliano-romagnola, del gruppo gallo-italico, parlato nella città toscana di Massa e in alcune sue frazioni.

Diffusione

Fuori dal comune di Massa, detto dialetto è parlato, sebbene con talune differenze, solo nel comune di Montignoso, giacché negli altri comuni confinanti con Massa si parlano altri dialetti quali il versiliese (toscano con substrato apuano), il vaglino (varietà di garfagnino), il lunigianese (dialetto emiliano con influenze liguri) o il carrarese (altro dialetto emiliano distinto rispetto al massese, nonostante le affinità che rendono le due parlate totalmente intelleggibili fra loro).

Caratteristiche e storia

Il dialetto massese, pur appartenendo la città apuana alla regione Toscana, è una variante particolare di lunigianese, con tratti suoi propri, ed influenze toscane e liguri. Non è ancora chiaro perché a Massa ed in tutta la sua provincia si parlino dialetti simili all’emiliano, in quanto l’area è appartenuta sì al ducato di Modena e Reggio, però solo per un breve lasso di tempo a cavallo tra il XVIII ed il XIX sec., quando ormai il dialetto era già formato. Nonostante l’emilianizzazione dell’area, comunque, è evidente l’esistenza di un sostrato autoctono, che si potrebbe definire ligure-apuano, nel dialetto locale. Il fenomeno è evidente soprattutto nella fonetica e cadenza, giacché pure la provincia di La Spezia, la Versilia e la Garfagnana, come anche l’appennino Modenese, ossia tutte le aree che costituirono il territorio dei ligures Apuani e Friniates, sebbene oggi siano a livello linguistico ripartite tra emiliano, ligure-genovese e lucchese (toscano), hanno evidenti affinità sia di lessico e tradizioni, e soprattutto di fonetica, essendo quest’ultimo l’aspetto più conservativo di una lingua. Pur essendo l’area del dialetto massese affatto ampia, enorme è(o meglio era) la sua frammentazione interna, tra la parlata della piana e della città e quella delle frazioni montane del comune. Ciascuna di queste frazioni, sebbene distino quasi sempre meno di 10 km dal centro di Massa, aveva un proprio specifico dialetto, con numerose parole differenti dal massese, che ne rendevano difficile l’intelligibilità con i locutori della piana. Tra queste parlate della montagna, la più distante dal massese standard era il lantoneso, parlata della frazione di Antona, dove in epoca moderna si stanziarono numerosi i corsi. Le aree più conservative sono, invece, quelle di Forno e Canali (Gronda, Guadina, Resceto), dove fino a pochi anni orsono si usava un lessico in gran parte distinto rispetto a Massa (es.Tartuffole, Bisalanga, Bacaculi, ossia patate, altalena e capriole). Il massese condivide numerosissime caratteristiche coi dialetti di alcuni comuni alto garfagnini Giuncugnano,Minucciano e Vagli Sotto.

Fenomeni linguistici

Il dialetto massese presenta alcuni dei fenomeni caratteristici dell’area galloitalica ed altri suoi specifici.

  • riduzione dei suoni doppi:
terra → teren
mattone → maton
bella → bela
  • Tipico del massese è pure la lettura doppia di alcune lettera che in italiano non sono tali.Es Cotton per cotone.
  • la caduta delle vocali atone in finale di parola tranne -a:
vino → vin, ma canna → canna.
  • fenomeno tipicamente galloitalico del massese, che crea una cesura enorme coi dialetti di tipo toscano, quali il lucchese, è l’uso obbligatorio del soggetto, per supplire alla caduta delle finali che talvolta renderebbe impossibile sapere in che persona si stia coniugando il verbo. Le prime tre persone del singolare normalmente non hanno alcuna differenziazione nella coniugazione, cosicché “magne” vuol dire sia mangio/mangi/mangia.Il soggetto viene esplicitato tramite una forma di pronome clitico:
“a magne”,”te magne”, “i magne”‘=mangio/ mangi/ mangia”.
  • può verificarsi l’uso del doppio soggetto,.(forma tonica + forma atona clitica): come in francese. Esempio: Me a magne, Lù i magne / io mangio, lui mangia.

Particolare di alcuni dialetti massesi (nelle frazioni montane di Antona e Forno) è un fenomeno cacuminale, solitamente meridionale e siciliano come lo sviluppo di /ll/ in /dd/, che si scempia poi regolarmente in /d/:

galline → gadine
castello → castedo
fratello → fratèdo

Nel massese della città e della pianura LL normalmente è sostituita da L singola (fratello → fratelo). In talune frazioni (Canevara) addirittura LL si trasforma in Ghi (suono uguale a quello del siciliano nella parola figliofighio, piuttosto che a quello del ghi italiano della parola ghiaia.)

Particolare generalizzato di tutte le parlate massese, che ne testimonia la persistenza del sostrato apuano preindoeuropeo è l’utilizzo del suono cacuminale Ghi anche dove l’italiano ha GLI.

Moglie → Moghia
Foglia → Foghia
Meglio → Megh(e)/Meghio .

Questo fenomeno è comune a tutti i dialetti di tipo massese, nonché al carrarese. Pure in Garfagnana e in Versilia un tempo questo fenomeno era presente, mentre oggi è in via di scomparsa su pressione del dialetto toscano, irradiato dal capoluogo Lucca. Detto fenomeno è diffuso pure in parte della Lunigiana e della provincia di Spezia a testimonianza dell’antico comune sostrato ligure-apuano.

Le O talvolta si trasformano in U, soprattutto quando sono seguite da un diminutivo, ma non solo.

Omino → Umin.
“Pochino”→ PUghin.Qui ghi si legge come in italiano.
Coniglio → CUnighio.Qua ghi si legge come nel siciliano fighiu(figlio).

La O finale di parola tende in molte varianti del massese a scomparire come nel carrarino, ma questo fenomeno non è generalizzato e spesso è assente in talune frazioni montane, sebbene siano conservative in certi aspetti (potrebbe essere un fenomeno importato dalla Lunigiana ed Emilia e non essere autoctono). Sono stato → a son stat(o).

Altra caratteristica del massese è la sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche, ovvero del passaggio di /k/, /t/, e /p/ → /g/, /d/ e /b/, .Questo passaggio non è però completo, in quanto si ha qui un suono intermedio tra i due precedenti, come nelle contigue aree di alta Versilia e Garfagnana.

Altro particolare del massese è l’assenza dei suoni “NI/LI seguiti da vocale sostituiti da GN e GLI.

Tirrenia → Tiregna.
Elio → Eglio.
Cornelio → Corneglio.

Fenomeno frequente nel massese è anche l’inversione di certe lettere, per cui dentro diviene drent(o)Garfagnana diveniva Graffagnanavengo in talune varianti diviene a vegne invece di a veng’.

Fenomeno unico dell’area massese, e circonvicina, rispetto ai dialetti settentrionali è il raddoppio fonetico delle lettere F, B e P, quest’ultima in maniera piu sporadica rispetto ai primi due.

Geografia → GeograFFia.
Impossibile → ImpossiBBile.
Dopo → DoPPo..

Le E intervocaliche tendono a divenire mute.

Venuto → V’nuto.
“Rivederlo”→ Ar-V’derlo.

Come si può osservare la R iniziale di parola normalmente in massese, come nei dialetti circonvicini pure dell’area spezzina (es.Sarzana), è preceduta da una A.

Ricotta → Aricotti.

Spesso il massese conserva la E arcaica (ricollegandosi al latino ed al volgare più antico), dove il toscano moderno e l’italiano hanno il suono I.

“Di”→ De.
“Mio”→ Meo.
“Mi prendo”→ A me pighie.
“Ricordo”→ Ar’-cordo.Qui è muta la E, in quanto come già detto la E interconsonantica in massese scompare.

Per i mestieri dove l’italiano ed il toscano mettono “aio”(es.gelataio) o “aiolo”(acquaiolo), il massese mette “aro” rifacendosi alla forma latina in “arius”, così avremo il “gelataro e l’acquarolo”per rifarci all’esempio portato.

Il massese nella sua forma più pura tende a non avere vocaboli maschili che terminino con la lettera E, sostituendola con la O, che poi in taluni casi è divenuta muta. Soprattutto quando la finale è preceduta da “n” (es. vin=vino e can=cane). Cosicché si può dire che i maschili terminano normalmente in O oppure in N.

“Mare”→ Maro.

La S se seguita da consonante (es.spaghetti. storia, mosca, etc) si deforma assumeno un suono tipo “SC”.

Assente nel massese è la dittongazione italiana UO, restando qui la forma latina in O (suono chiuso in massese), mentre la dittongazione in IE talvolta è assente, e quando si ha comunque sempre il suono della E è chiuso.

Nuovo → Nóvo.
“Viene”→ I vén.
Fiera.→ Fiéra.

A livello di lessico il massese ha vocaboli che risalgono alle tre trazioni dei popoli confinanti. In parte è emialiano (es.franchi=soldi o “fanto=bambino/ragazzino”), in parte è ligure (es.rumenta=immondizia opalanche=denaro) ed in parte pure toscano (es. ciccia=carne). Talune parole invece sono genericamente settenrionali (es. “cà=casa”) ed altre tipicamente panapuane, ossia proprie solo dei popoli dell’area apuana, come ciortela/ciorteda/ciorteghia=lucertola o baffardelo/baffardedo/baffardeghio/buffardello=folletto dei boschi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...